Le aziende della sharing economy e le innovazioni Blockchain

Le aziende della sharing economy e le innovazioni Blockchain

12/08/2018 0 Di admin

Di Sarah Rothrie su CoinCentral – Quando Airbnb e Uber sono entrate in scena, si è parlato molto di come queste aziende abbiano introdotto una nuova era di condivisione peer-to-peer. Siamo stati portati a credere che nei prossimi anni non avremmo più acquistato cose come tosaerba o utensili elettrici. Saremmo in grado di condividere tali elementi attraverso le comunità, utilizzando Internet per collegare coloro che li hanno con chi ne ha bisogno. Sarebbe più efficiente e creerebbe meno sprechi. Ma la sharing economy non si è realmente evoluta in questo modo e le aziende coinvolte sono in parte da biasimare.

I problemi dell’attuale sharing economy

Sono solo alcune grandi aziende che dominano la sharing economy. Dieci anni dopo la loro fondazione, queste sono principalmente Airbnb e Uber, anche se ce ne sono alcune altri. Entrambe le società hanno sofferto di problemi nel corso degli anni e ne hanno creati altri in contemporanea.

Nessun collegamento diretto e costi elevati

Il termine “sharing economy” e i benefici propagandati dalle aziende in questo settore, smentiscono il fatto che vi sia effettivamente poca condivisione. È vero che queste aziende forniscono piattaforme con un’interfaccia utente adatto per connettere le persone. Tuttavia, le persone non possono comunicare tra loro al di fuori della piattaforma senza che violino i termini di servizio.

Le società della sharing economy incassano una buona parte dei guadagni da parte dei privati ​​che prestano i loro beni. Queste tariffe hanno permesso la rapida espansione di Uber e Airbnb.

Blockchain consente una connessione peer-to-peer, che elimina la necessità di un intermediario come Uber o Airbnb. I servizi blockchain riducono o addirittura eliminano le commissioni degli intermediari. Ciò consente a chi ha qualcosa da condividere di connettersi direttamente con chi desidera prenderlo in prestito. Le parti concordano il prezzo ed effettuano la transazione economica in modo sicuro utilizzando una criptovaluta.

Sicurezza e criminalità

Anche se non hai mai avuto problemi personali con Airbnb o Uber, è probabile che tu conosca qualcuno che ne abbia avuti. Sebbene le sharing companies abbiano messo in atto misure e controlli di sicurezza, continuano a verificarsi episodi terribili. La CNN ha riportato all’inizio di quest’anno che 103 autisti Uber statunitensi sono stati accusati di violenza sessuale e abuso e quasi un terzo di questi aveva precedenti penali. Ci sono segnalazioni di incidenti simili da parte di altre aziende di condivisione dei mezzi di trasporto come Ola in India e Grab in Malesia. Nel frattempo, ci sono interi siti web dedicati alle storie horror di Airbnb da parte di host e guest.

Per essere onesti nei confronti delle aziende della sharing economy, il sito di Airbnb sottolinea giustamente che i controlli sul background delle persone dipendono dai dati di organizzazioni pubbliche che sono spesso mal gestite.

La verifica dell’identità e del controllo dei precedenti è più efficace su una piattaforma blockchain. Soprattutto se le organizzazioni governative si adoperino per la registrazione di cose come i reati penali e la validità delle patenti di guida,  su blockchains immutabili, i controlli di background per le società di sharing economy sarebbero più affidabili ed efficaci.

Le aziende di sharing economy basate su blockchain possono anche trarre vantaggio dalla registrazione dei controlli di background sulla blockchain. Ciò renderebbe i controlli attendibili e a prova di manomissione.

Sicurezza dei dati e privacy

Alla fine del 2017, Bloomberg ha diffuso la notizia che Uber aveva nascosto una importante violazione informatica dei dati dei suoi clienti per oltre un anno. Degli hacker avevano saltato le misure di sicurezza dei server aziendali e rubato i dati di circa 57 milioni di utenti. Successivamente la compagnia ha licenziato il suo Chief Security Officer per aver effettuato un pagamento di 100.000 USD agli hacker per evitare che la notizia diventasse di pubblico dominio.

Mentre il caso dell’attacco a Uber non è tra i peggiori mai successi finora, l’esempio serve a evidenziare un altro punto per cui le aziende della sharing economy devono essere innovate cone la tecnologia blockchain. La decentralizzazione dei database su più nodi mantiene i dati più sicuri, evitando molte delle vulnerabilità dei server centralizzati.

Inoltre, se un tale attacco a un sistema decentralizzato fosse accaduto, sarebbe molto più difficile coprirlo. Anche se il 51 per cento dei nodi blockchain dovesse rivelarsi dannoso, un insabbiamento richiederebbe che il 100 percento dei nodi non segnalino la cosa.

Prospettive future per le aziende di sharing economy su Blockchain

Nonostante tutti questi problemi, le prospettive per la crescita della sharing economy sembrano brillanti. Uno studio ha affermato che il mercato dovrebbe aumentare da circa 14 miliardi nel 2014 a oltre 335 miliardi di dollari entro il 2025. Le startup Blockchain hanno rapidamente visto l’opportunità di porre fine al dominio del settore da parte delle grandi società di sharing economy. Due startup blockchain di questo tipo sono Origin e ShareRing. Entrambe vedono il potenziale di una rete che offrirà transazioni di condivisione su una vasta gamma di beni e servizi.

Origin

Origin è un protocollo open source basato su Ethereum per la creazione di marketplace di sharing economy. Consente agli sviluppatori di creare dApp personalizzate per diversi tipi di condivisione di beni e servizi (ad es. attività, condivisione abitazioni, condivisione dei mezzi di trasporto) o per località diverse. Origin lancerà la propria dApp sulla piattaforma. Questa app funge da marketplace per il consumatore e connette coloro che desiderano fare affari. Il sistema utilizza smart contracts per gestire transazioni e pagamenti di beni e servizi.

Il sito evidenzia come la mancanza di un intermediario consente ai suoi utenti di effettuare transazioni senza incorrere in commissioni sostanziali. Origin è già in partnership con aziende che utilizzeranno la piattaforma per costruire i propri mercati di condivisione. La società sta eseguendo la vendita di token in collaborazione con Coinlist Capital, azienda che segue la reolamentazione della SEC. Proporre una ICO conforme alle leggi consente di prendere le distanze dalla proliferazione di ICO truffaldine che hanno infestato il mercato ultimamente.

ShareRing

ShareRing ha obiettivi simili a Origin ma sta sviluppando la propria blockchain per lanciare un sistema dual token. Il meccanismo del doppio token mira a ridurre l’attrito nell’introduzione di nuovi utenti (non crittografici) nel sistema.

ShareToken è il token utilizzato nel sistema. È l’incentivo che guida la blockchain, così come la moneta usata nel sistema per comprare da chi ha merci da vendere o affittare. SharePay è l’altro token ed è collegato al valore fiat. Gli utenti possono scambiare fiat per SharePay utilizzando la piattaforma ShareRing. Coloro che desiderano noleggiare tramite ShareRing possono quindi “ricaricare” il loro saldo di SharePay usando la loro carta di credito.

ShareRing ha le sue radici nella società australiana di condivisione di mezzi di trasporto Keaz. Come tale, ha recentemente ottenuto l’ingresso nel consorzio blockchain automobilistico MOBI.

I monopoli sono precari

I monopoli dominano l’attuale sharing economy e mercati come questo sono pronti per essere rivoluzionati. L’emergere della tecnologia blockchain elimina gli intermediari, quindi le startup più esperte possono creare grattacapi per entità come Uber e Airbnb. Le grandi società che fanno sharing economy, così come altri mercati online, devono assicurarsi di stare al passo con questi sviluppi se vogliono rimanere ai vertici del loro settore.

Questo articolo e’ stato originariamente pubblicato su CoinCentral.com e scritto da Sarah Rothrie e potete leggere la versione originale in inglese cliccando qui.

La traduzione dell’articolo originale a cura di Timeofweb.com ha subito delle piccole modifiche di carattere grammaticale per renderne scorrevole la lettura in lingua italiana. 

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